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COLLEPARDO E LA CERTOSA DI TRISULTI |
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Veroli, antica città ernica, fondata dal popolo ernico nel territorio già dal XII secolo a.c.
Il loro capostipite Ernico, era discendente a sua volta del mitico popolo dei mitici Pelasgi, provenienti dalle coste ioniche della Grecia, i quali si stabilirono nell'italia centrale e meridionale. Gli uomini di questo popolo erano descritti come giganteschi, provvisti di forza eccezionale. Non da meno erano le donne che portavano ai loro mariti i grandi massi raccolti sui monti vicini. "Su un semplice cercine, s eli mettevano sul capo, per poi fare la strada filando la rocca e chiacchierando. In realtà, gli Ernici erano più probabilmente un ramo del popolo sabino, poichè herna , da cui Hernici, era parola sabina e significava rupe, equivalente al latino "saxa", sasso.
La zona più alta di Veroli, cioè la civitas erecta, è stata munita già dagli Ernici di una cinta muaria, fatta di massi irregolari, di grandi dimensioni. Ancora oggi se ne conservano consistenti tratti. Veroli così protetta, risultava quasi inespugnabile; nel versante sud-ovest, ha una parete a strapiombo e negli altri versanti dalle imponenti mura. Si accedeva all'interno dell'abitato attraverso cunicoli ricavati nelle mura, detti "posterule". Questi ingressi, con dimensioni di circa m. 1,80 di altezza e di m. 0.80 di larghezza, erano in genere costituiti da due massi verticali e da uno orizzontale che fungeva da architrave. Nell'anno 305 a.c. Veroli fu inserita nei territori di Roma come libero muicipio e si fregiò della sigla S.P.Q.V. ossia Senatus Populusque Verulanus . Aveva il diritto di voto ( ius suffragii ), era soggetta ad obblighi militari ( munera ) e gli abitanti godevano di una sorta di cittadinanza inferiore, che consentiva loro il diritto di matrimonio ( ius connubii ) e commercio ( ius Commercii ) con i cittadini romani. A capo del municipio vi erano dei magistrati detti quadrumviri o quattuorviri, che governavano col sussidio del senato locale composto da decurioni ( decuriones ) Nel periodo di guerra civile tra Silla e Mario Veroli parteggio per ques'ultimo, anche perchè nativo di Cereate (l'odierna Casamari). Con la Vittoria dei Sillani, da libero municipio, passò allo stato di semplice colonia militare; Le sue terre vennero confiscate e assegnate ai legionari di Gracco. Fu nuovamente elevata a Municipium dall'imperatore Nerva (97 d.c.). In seguito la fedeltà di Veroli verso Roma non venne mai meno qualità che viene riportata nel motto che corona lo stemma della città, "Verulana civitas Almae Urbi Confoederata" . Le testimonianze della civiltà romana sono consistenti. In seguito ai privilegi concessi da Roma agli alleati, che combatterono i Sanniti, la città potè dotarsi di un imponente forum il cui poderoso muro in opera poligonale, datato alla fine del IV secolo a.c. è in parte visibile all'interno del palazzo comunale e del palazzo Mazzoli. L'importanza che ebbe Veroli nell'età romana è sottolineata dalla presenza dei FASTI. Si tratta di una lastra marmorea recante i primi tre mesi (IAN, FEB e M) di un calendario romano rinvenuta e ricomposta nel 1922 dal prof. Camillo Scaccia Scarafoni. I fasti Verulani, risalenti all'imperatore tiberio, oltre alle feste civili e religiose, alle fiere e ai mercati, riportano date di un certi rilievo e non presenti in altri calendari romani. Significativo è il giorno nefasto del 14 Gennaio per la nascita di Marco Antonio responsabile di aver sollevato la guerra civile D(ies) Vitiosus ex S(enatus) C(onsulto) Ant(onii) Natali(is) . Il calendario era esposto come di consueto, in cospectu omiun , nel foro della città, nell'antica area pagana. Oggi è collocato e bene in mostra nel cortile di casa Reali. Il passaggio dal paganesimo al cristianesimo avvenne già agli inizi della diffusione del messaggio evangelico grazie a San Pietro e a Santa Salome, madre degli apostoli Gacomo e Giovanni. Salome giunse a Veroli con un gruppo di compagni, tra cui Biagio e Demetrio, i quali per la loro fede subirono il martirio ad opera del pretore Onorio; i corpi furono rinvenuti per la prima volta al tempo di Celestino III (1191 - 1198), nella zona sottostante il presbiterio della cattedrale di Sant'Andrea e successivamente nel 1743. Veroli fu sede vescovile sin dalle origini dell'età apostolica. San Pietro, secondo la tradizione, durante il viaggio verso Roma si sarebbe fermato a Veroli e qui avrebbe consacrato a guida della chiesa verolana un certo Mauro, già convertito al cristianesimo da Santa Salome. Nel 529 d.C. San Benedetto da Norcia lascia la vita eremitica a Subiaco per raggiungere Montecassino. La tradizione vuole che il santo durante il suo viaggio per cassino sia passato per Veroli e abbia fondato l'oratorio e il monastero di Sant'Erasmo sulle rovine del tempio dedicato ad Apollo. Una sicura prova della presenza dei benedettini in S.Erasmo la offre il codice membranaceo del Martirologio, conservato nell'archivio della chiesa e studiato già nel XVIII secolo, dallo storico verolano Vittorio Giovardi, il quale lo ritenne peculiare di questa chiesa. Nel manoscritto San Benedetto venne definito come "Padre e fondatore" dell'edificio sacro, secondo la consuetudine monastica. La cattedrale di S. Andrea ospita il prezioso Tesoro e sempre nel territorio di Veroli si trova la splendida Abbazia cistercense di Casamari, gioiello dell'archiutettura gotico-cistercense. Le discusse origini del nome Veroli sono antichissime e alcune ipotesi sono riportate in un manoscritto del secolo XVII. Ve ne proponiamo alcune: verulum diminutivo di verum-verulum detta veru da spiedo, perchè lunga come uno spiedo. Altre fonti affermano che la sua origine deriva da Verolo padrone di un possedimento a Veroli. Secondo il Giovardi, fondatore della omonima biblioteca , verulae deriva da veru una specie di lancia, oppure da verrus , micidiali proiettili di piombo o anche da verruca "luogo aspro e montuoso". Altra origine è di tipo linguistico: ver, in greco, dal verbo" erúmai "( difendere, proteggere), ha significato di: 'luogo idoneo alla difesa e alla sorveglianza'.
Da visitare :
La Certosa Il Santuario delle Cese Il pozzo d'Antullo Le Grotte di Collepardo
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Collepardo è su un rilievo dei Monti Ernici a 586 m s.l.m, in un'area interessata da un'importante attività carsica offrendo cosi al visitatore sia paesaggi particolarmente affascinanti immersi nella natura, sia aspetti artistici, storici e religiosi. Il gioiello più noto è la Certosa di Trisulti : uno dei monasteri più belli dell'Italia centrale. Costruito nel XIII secolo per volere di Innocenzo III, propone il bel Palazzo di Innocenzo III in stile romanico-gotico, la splendida Chiesa barocca dedicata a San Bartolomeo e la settecentesca Spezieria o Farmacia, nella quale i monaci preparavano medicamenti con le erbe dei Monti Ernici e in cui si possono ammirare sia i vasi in terracotta maiolicata per le spezie e gli unguenti sia gli affreschi settecenteschi e ottocenteschi che la ornano.
Le Grotte di Collepardo ed il Pozzo d'Antullo: costituiscono un unico sistema . Le Grotte di Collepardo , dette anche Grotte dei Bambocci per la forma delle rocce somiglianti a figure umane, sono lunghe 180 m e hanno vasti ambienti ricchi di stalattiti e stalagmiti. Non lontano, il suggestivo Pozzo d'Antullo costituisce una vera rarità naturale: è una grande voragine carsica con un diametro medio di 100 m e una profondità di 60 m, originatasi per sprofondamento della volta di una caverna.
Il centro storico ha mantenuto il suo aspetto medievale tuttora racchiuso dalle antiche mura, il cui tracciato è segnato da tre porte e da sei torri . Al suo interno, fra le antiche case in cui si aprono caratteristici portali e bifore , spiccano il Palazzo Comunale, la Chiesa del Santissimo Salvatore e la Rocca dei Colonna .
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